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sabato 25 novembre 2017

Passeggiando nel Parco dei Colli di Bergamo tra foliage e degustazione di prodotti locali

Metti una fredda mattinata di novembre dal cielo terso, i colli a pochi chilometri da casa dai colori rossastri, il responsabile del Parco dei Colli, accompagnato da alcuni volontari, come guida, un gruppo di persone desiderose di conoscere il territorio e piccoli imprenditori locali che aprono le porte delle loro aziende.

Il risultato è un giro ad anello in mezzo ai boschi, in un tripudio di colori, attraverso caratteristici borghi dove è evidente l'amore degli abitanti per la propria terra e dove è possibile degustare prodotti a chilometro zero.


Il giro ha inizio dal santuario di Rosciano, a poca distanza da Bergamo, dove una vecchia strada mulattiera, che si snoda attraverso i boschi, sale fino al colle della Maresana. Bastano poco più di 500 metri di altezza per godere di una straordinaria vista sulla città e la bassa bergamasca, ma è sicuramente il profilo di Città Alta ad attirare l'attenzione.


Il colle è scelto spesso come base di partenza, per escursioni verso vette più alte, ma anche come meta per il pic nic domenicale tra i suoi verdi prati.

La chiesetta con portico trasmette subito l'idea della tranquillità del luogo.


Un cartello invita a raggiungere "Cà della matta". Il curioso nome identifica la casa in cui sembra abitasse una signora dai modi strani, per questo soprannominata "la matta". Oggi è uno dei luoghi simbolo dell'area protetta dei Parco dei Colli, adibita a centro educativo, per la formazione dei bambini, ma anche di promozione di eventi legati al territorio nonchè ostello. La casa è spesso meta di gite scolastiche e di escursioni dei centri ricreativi estivi, qui i bambini svolgono una serie di laboratori e imparano, tra le altre cose, a costruire una casetta per gli uccelli, a riconoscere la vegetazione e gli animali che ci vivono, ma soprattutto imparano a rispettare la natura.





Lasciata alle spalle la Maresana, si rientra nel bosco. Un sentiero pressochè pianeggiante, completamente ricoperto dalle foglie, taglia trasversalmente il colle. Il terreno smosso in più punti è l'evidente passaggio di un abitante di queste quote, ghiotto di radici e bulbi: il cinghiale.
La guida spiega l'importanza di tenere pulito i boschi, non solo dall'immondizia, ma anche con un attento taglio degli alberi per permettere alla natura di crescere in modo più ordinato e rigoglioso.



In località Val del Fich, così chiamata per via della pianta di fico che cresce spontanea in questa zona, le narici vengono invase dal tipico odore di capra. E' il segnale che siamo giunti all'azienda agricola di Federica Cornolti. Fin dall'ingresso si percepiscono la cura e l'attenzione di questa giovane donna.



Ma è quando apre le porte della stalla, che ospita le sue trenta capre, che si rimane incanti dall'amore di Federica per questi animali e per il suo lavoro. Ce ne parla con il sorriso sulle labbra e le si illuminano gli occhi mentre le chiama una ad una con il proprio nome, raccontandoci qualche loro curiosità.




Nel salone dove si svolgono le attività didattiche troviamo ad attenderci una degustazione dei formaggi di capra qui prodotti, dalla freschissima ricotta ad un formaggio più stagionato, accompagnati da confetture e gelatine prodotte con frutta coltivata o che cresce spontanea nei prati circostanti, dai gusti insoliti tra cui la rosa canina e il tarassaco


Ampie vetrate ed una terrazza in legno permettono di allungare lo sguardo su tutta la vallata.
Saremmo rimasti ancora ad ascoltare l'entusiasmo e le storie di Federica, delle le sue capre e di D'Artagnan, il re di questo ovile, ma un altro produrre ci attende.



Scendiamo verso Ponteranica Alta per poi prendere la strada in direzione della località Castello. In cima la salita un cancello aperto ci invita ad entrare nella tenuta del Sig. Giavazzi. Una lunga strada sterrata, fiancheggiata dalle viti spoglie dopo la vendemmia, alberi di cachi carichi di frutti maturi e una straordinaria vista sulla parte occidentale della provincia, ci accompagna fino alla soglia dell'agriturismo e della casa del Sig. Amleto.


Con fare timido, quasi emozionato, ci racconta la sua passione per la viticolura, dall'estirpazione delle coltivazioni precedenti, l'analisi del terreno, la scelta dei nuovi vitigni, passando per il primo raccolto, fatto dopo tre anni, fino ad arrivare alla produzione vinicola e ai suoi metodi.



In cantina siamo avvolti dall'odore del mosto, qui numerose bottiglie di vini e spumanti sono disposte ordinatamente. Lo sguardo si sofferma sull'etichetta che avvolge le bottiglie di Cabernet Sauvignon, attratto dalla riproduzione dello straordinario angelo dipinto da Lorenzo Lotto per il polittico conservato nella chiesa di Ponteranica Alta. Mi viene spontaneo chiedere il motivo di questa scelta e il Sig. Giavazzi è pronto a raccontarci una storia curiosa, che lascerà tutti piacevolmente stupiti. Lorenzo Lotto dipinse l'angelo, che avrebbe poi fatto parte del polittico, in una cantina di proprietà della famiglia di Amleto, a poche centinaia di metri di distanza dall'attuale.



In taverna ci attende la compagna del Sig. Amleto con un ricco aperitivo a base di salumi di loro produzione, innaffiato da ottimo vino, servito su un tavolo in legno di rovere, un unico pezzo di ben quattro metri di lunghezza proveniente dai loro boschi.

 



Rifocillati, ed un po' ebbri, ci incamminiamo verso il punto di partenza.
Oltre ad aver riempito gli occhi dei colori dell'autunno, le narici dei profumi della terra e aver degustato i suoi frutti, abbiamo toccato con mano cosa significa vivere in simbiosi con la propria terra e mettere il cuore e l'anima nella propria attività.

domenica 5 novembre 2017

Racconti veloci per ingannare un'atttesa: Torneranno le quattro stagioni

Il libro è il diversivo che preferisco per ingannare le attese.
In aeroporto, di ritorno dalle vacanze, ne ho iniziato uno all'apparenza poco impegnativo, fatto di racconti

Torneranno le quattro stagioni
Mauro Corona
Mondadori

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In volo sopra il mar Egeo, attraversando la Grecia e risalendo il mar Adriatico ho assaporato racconti ambientati in montagna, annusato gli odori del bosco nelle diverse stagioni, sentito il rumore degli attrezzi che picchiano sul legno per tagliarlo o per dargli nuove forme, il crepitio delle foglie autunnali, la sensazione di freddo della prima neve, il risveglio della natura in primavera.

Poche pagine, scritte a caratteri grandi e intervallate da disegni. L'alternarsi delle stagioni viene raccontato sotto forma di favole, con un linguaggio semplice. Tutto porterebbe a classificarlo come un libro per bambini, ma basta leggere le prime righe per accorgersi che, per i temi toccati, anche i grandi dovrebbero dedicargli un paio d'ore. La violenza in famiglia, l'importanza del saper gustare a piccole dosi la libertà, il dolore della malattia, in particolare quella che colpisce in tenera età, la perdita di valori, l'importanza della caparbietà per raggiungere i propri sogni.

Basta poco tempo per leggerlo, ma ne serve molto per approfondire i numerosi spunti di riflessione che suscita.

sabato 21 ottobre 2017

Una lettera nascosta a lungo racconta di una donna misteriosa: La ragazza delle arance

Le cantine, si sa, sono luoghi che straripano di oggetti inutilizzati, ma così ricchi di ricordi che separarsene è impensabile. Quella della casa di Georg Roed conserva ancora il passeggino rosso con cui i genitori lo portavano a spasso da piccolo, la cui fodera ha protetto per tutti questi anni una lettera che parla di una donna misteriosa

La ragazza delle arance
Jostein Gaarder
Longanesi & C.

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George è un ragazzo norvegese di 15 anni, vive con la madre, il suo nuovo marito e la loro figlioletta di 6 mesi. Il padre è morto quando aveva solo quattro anni e del poco tempo che hanno potuto trascorrere insieme ricorda solo brevi spezzoni. Il padre consapevole del rapido progredire della sua malattia, vorrebbe raccontare tante cose al figlioletto, come la storia del nuovo telescopio spaziale o quella di un'affascinante ragazza, con un grosso sacchetto di carta pieno di arance, incontrata su di un tram. Ma Georg è troppo piccolo per capire tutte queste cose, pensa quindi di scrivere tutto in una lettera che nasconderà in un posto dove potrà essere trovata solo molti anni dopo.
Il romanzo è un racconto a quattro mani, quelle di Georg che dopo le presentazioni iniziali parla dell'importante ritrovamento per poi lasciare spazio alla voce del padre attraverso la lettura della lettera, interrompendola di tanto in tanto con un suo commento.

L'inizio del romanzo è coinvolgente, c'è curiosità nei confronti di questa donna misteriosa, la voglia di sapere se Jan avrà modo di incontrarla nuovamente.
Nella lettera l'uomo invita al figlio a riflettere sulla vita e l'esistenza umana.
Questi aspetti, a tratti commoventi, vengono eclissati dalle continue ripetizioni che allungano inutilmente la lettura rendendola lenta e a tratti noiosa.

sabato 29 luglio 2017

Prima lettura dell'estate 2017: La vita segreta delle api

Temperature torride, occhiali da sole, protezione solare e l'immancabile libro nella borsa. I miei preferiti dell'estate sono da sempre l'abbronzatura e le letture da spiaggia, quelle non troppo lunghe, ma capaci di tenermi incollata alle pagine.

Per rimediare ad una primavera povera di letture, sono già pronta con la prima recensione dell'estate (il fatto che poi il post resti dimenticato nelle bozze per oltre un mese è un'altra storia)

La vita segreta delle api
Sue Monk Kidd
Mondadori

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Ogni alveare ha bisogno della sua ape regina per sopravvivere così come ogni bambino ha bisogno di una famiglia che lo ami. Lo sa bene Lily che ha trascorso gli ultimi dieci anni della sua vita, quelli che la separano dalla morte della madre, con quello che per l'anagrafe è suo padre, T-Ray, ma che da tempo ha smesso di chiamare "papà". Un uomo burbero e irascibile che rivolge le sue attenzioni esclusivamente al lavoro, la coltivazione delle pesche, e alla cagnolina Snout e che non perde occasione di punire la figlia facendola inginocchiare a lungo sui chicchi d'avena. Lily è un'adolescente di quattordici anni cresciuta con l'aiuto di Rosaleen, una donna di colore che lavorava come raccoglitrice nel pescheto di T-Ray. Non può andare alle feste di compleanno delle compagne di scuola e nessuno le ha mai comprato dei vestiti alla moda, o comunque adatti alla sua età, o le ha mai insegnato qualche trucco per essere carina. Dall'età di quattro anni vive con l'angoscia di aver causato la morte della madre, un incidente poco chiaro avvenuto durante un litigio tra i genitori. Non può parlare con T-Ray di quello che è successo in quel terribile pomeriggio di dicembre del 1954, nè tantomeno chiedergli di raccontarle qualche episodio della vita della madre perchè il solo sentire pronunciare il nome della moglie lo manda su tutte le furie.
Lily è sempre alla ricerca di un segno della madre che le permetta di sentire la sua presenza.
All'alba dei suoi quattordici anni uno sciame d'api le invade, apparentemente senza motivo, la camera in piena notte, per sparire quando la ragazza costringe il padre a raggiungere la stanza per vederlo.
Tra i pochi ricordi della madre che Lily conserva, di nascosto da T-Ray, ce n'è uno molto singolare: un quadretto di Maria, rappresentata con la pelle scura, con una scritta sul retro "Tiburon, Carolina del sud".
Il giorno del suo quattordicesimo compleanno Lily ottiene dal padre il permesso di accompagnare Rosaleen in città. In seguito alla firma del Presidente degli Stati Uniti dell'Atto sui Diritti Civili la donna è intenzionata ad andare ad iscriversi alle liste elettorali. L'odio dei bianchi verso i neri è tale che ogni occasione è buona per provocarli, come hanno modo di provare sulla loro pelle le due donne. Rosaleen non esita a rispondere alla provocazione scatenata da un gruppo di uomini bianchi incorciati lungo la strada, ne nasce una colluttazione che spalanca le porte del carcere per la donna e l'ennesimo scatto d'ira di T-Ray nei confronti della figlia. Lily trova finalmente la forza di scappare da quella casa e, una volta liberata Rosaleen, si avvia con lei verso la località riportata sull'immaginetta della Madonna.
All'interno di un supermercato la ragazza ritrova la stessa illustrazione sull'etichetta di alcuni vasi di miele, incuriosita chiede informazioni al gestore, grazie alle quali con Rosaleen raggiunge una casa dal colore rosa, dove vivono tre eccentriche signore di colore, dai nomi dei mesi dell'anno, dedite alla produzione del miele. Accolte amorevolmente soprattutto da August, la più grande delle tre, iniziano qui la loro nuova vita. Ricevono vitto e alloggio in cambio del loro lavoro: Lily viene introdotta al magico mondo delle api e dell'apicoltura, Rosaleen si impegna invece nella gestione della casa.

Lily riuscirà a mettere una pietra sul suo passato?


Ogni capitolo del romanzo si apre con una citazione tratta da libri che parlano di api e apicoltura, poche righe che bastano a  sottolineare l'importanza per l'ecosistema di questo, all'apparenza semplice, insetto.
Nel romanzo si sussegguono personaggi curiosi, dalle svariate personalità. E' facile provare simpatia per le tre sorelle e sognare di trascorrere qualche settimana con loro nella casa rosa, per scoprire l'importante lavoro che si nasconde dietro ad un vasetto di miele.

Una storia che incuriosisce il lettore fin dalle prime pagine, ricca di emozioni e di spunti di riflessione.

lunedì 27 marzo 2017

ll dramma dei viaggi della speranza: Il mare nasconde le stelle

Ma quando finisce il mare?
Ho temuto che non avesse confini perché in tutte le direzioni in cui guardavo vedevo solo una distesa di azzurro matrigna, che nascondeva qualcosa. Non c'era differenza tra il cielo e l'acqua sotto i miei piedi. Tutto era uguale. Lo è stato per centosettanta ore in cui si alternavano solo buio e giorni vuoti. Che però non erano tutti uguali. Perché la paura non è mai la stessa.

Con queste frasi ha inizio

Il mare nasconde le stelle
Francesca Barra
Garzanti

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Cristina Barra dà voce a Remon, quattordicenne egiziano che ha trovato il coraggio di abbandonare la propria terra, per fuggire dalle persecuzioni che era costretto a subire per via della sua fede cristiana.
La prima volta che aveva visto il mare era stato durante una piacevole vacanza trascorsa ad Alessandria con la famiglia, ma non aveva immaginato che potesse nascondere dei pericoli.

Il mare appare diverso visto dalla barca,
"sembra pieno di sofferenza, tristezza e dolore. Abbandono."

 Non aveva idea di quanto fosse ampia la distesa di acqua salata che lo separava dall'Italia e da Milano, ma voleva inseguire i suoi sogni: quello di essere libero di professare la propria fede e quello di poter studiare per diventare ingegnere.
Non poteva immaginare quanto sarebbe stato doloroso consumare l'ultima cena con la propria famiglia fingendo che fosse un pasto come tutti gli altri; raccogliere una manciata di cose con l'aiuto del fratello, l'unica persona a cui aveva potuto confidare il proprio piano e richiudersi alle spalle la porta di casa nel cuore della notte, senza fare rumore per non svegliare i genitori che si sarebbero opposti alla sua partenza.

La parola "viaggio" la associo all'addio dal giorno in cui ho preso quella barca che mi ha portato in Italia. Questa parola non mi fa stare tranquillo. Dietro di essa oggi si nascondono tanti significati, molti negativi per me.

Lo chiamano "il viaggio della disperazione" e le pagine che narrano prima l'attesa di imbarcarsi, e poi la navigazione verso l'Italia di Remon, ci trasmettono la paura di saltare da una barca all'altra, le urla di terrore e le lacrime che scorrono soprattutto sul viso di donne e bambini, gli ordini e le imprecazioni degli scafisti, la fame e la sete che tolgono le forze, i litigi che per via del nervosismo si scatenano anche per futili motivi, l'angoscia di non sapere quanto ancora sarebbe durato quello strazio.

Dopo sette interminabili giorni la barca raggiunge le coste siciliane e subito giungono in aiuto i soccorsi. Dopo le registrazioni e le visite mediche i migranti vengono accompagnati ai centri di accoglienza. Ha inizio per Remon una nuova vita, in un Paese sconosciuto, fatta di numerosi ostacoli da superare per realizzare i suoi sogni e senza dimenticare nemmeno per un minuto la sua famiglia egiziana.

Il viaggio per mare è intervallato da parti dedicate ai ricordi della sua vita passata, alla descrizione della sua famiglia e alle discriminazioni subite per via della religione, per lasciare spazio infine alla descrizione dei giorni trascorsi nel centro di accoglienza e poi ai tentativi fatti dagli assistenti sociali di trovare una nuova famigli alla quale poter essere affidato.

L'autrice permette di raccontare a Remon la sua storia, simile a quella di tanti uomini, donne e bambini che ogni giorno sbarcano sulle coste meridionali della nostra penisola. Le frasi sono brevi e composte da parole semplici, quelle di un ragazzo che ha da poco imparato una nuova lingua, ma che cerca di trasmetterci tutte le sue emozioni. Il titolo incuriosisce, ma al tempo stesso lascia intendere che quello che viene affrontato è un argomento triste ed è supportato da una copertina delicata e malinconica.

domenica 12 marzo 2017

Anche durante la guerra sbocciano i fiori: Il giardino perduto

Il giro del mondo in 80 libri prevedeva anche uno stop in Germania, indiscussa protagonista della Seconda Guerra Mondiale, per leggere un libro ambientato in quel periodo di atrocità.
Non ho scelto una storia ambientata in un paese tedesco, ma nella campagna inglese, a Mosel, nel Devon, perchè la Guerra non ha risparmiato nessuno e ha influenzato anche la quotidianità di chi non ha vissuto direttamente sotto la pioggia di bombe.

Il giardino perduto
Helen Humpreys
Playground

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Per fuggire da una Londra che vive tra il coprifuoco e i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, da quello che credeva essere il lavoro della sua vita, ma che le sta dando solo delusioni, dai rimpianti che, per via del turbolento rapporto che hanno sempre avuto, la assillano da quando la madre è morta, Gwen si offre volontaria per essere arruolata nella Land Army, un corpo paramilitare al quale è stato affidato il compito di coltivare la terra e produrre patate per sostenere lo sforzo bellico. Per la sua laurea in botanica e il lavoro di ricerca che han condotto per anni nello stesso settore, la sua domanda trova facile accoglimento e nel 1941 lascia la città per raggiungere la tenuta di Mosel e prepararsi all’arrivo delle sette ragazze che dirigerà. Durante l’esplorazione della tenuta resta sorpresa nello scoprire che le ragazze si sono già sistemate, solo in seguito capirà di essere giunta con una settimana di ritardo rispetto alla data che le era stata comunicata. Questo errore influenzerà notevolmente il suo ruolo di responsabile: le ragazze hanno già identificato in Jane la loro guida e sono distratte dai loro impegni per la presenza di soldati e del loro comandante nella villa nei pressi della tenuta. Dopo vari tentativi, e grazie alla preziosa collaborazione di Jane, Gwen avvia i lavori per i quali è stata inviata a Mosel. Dopo che le ragazze hanno acquisito autonomia lavorativa, Gwen può impegnare il suo tempo ad analizzare le altre zone coltivabili della tenuta al fine di incrementare la produzione di tuberi. In una di queste spedizioni al di là degli orti e dei frutteti si imbatte in un giardino nascosto. Le ricerche che conduce per scoprire qualcosa in più su questo angolo dimenticato non le sono d’aiuto: nessuno sembra conoscerlo e le mappe di Mosel non lo citano. La testardaggine della donna la porterà a scoprire il messaggio che nasconde, suddiviso in tre aiuole distinte.

Guardo le teste delle peonie, cadute a terra sotto il proprio stesso peso, sotto il peso di un dolore troppo pesante da sopportare. Diventano esse stesse il proprio cruccio e non riescono a sopportarlo. Chiunque abbia creato questo giardino deve avere amato in modo assoluto, corrisposto o meno il suo sentimento. Fare delle scelte botaniche del genere richiedere una grande attenzione e fatica. Per ogni pianta scelta, altrettante sono state scartate o accantonate.

Anche se Mosel non è interessata dai bombardamenti, il peso della Guerra è palpabile in tutte le pagine del libro. Dal ruolo della Land Army nello sforzo bellico all’attesa della chiamata al fronte per i soldati, dalle tende nere che celano le luci della sera ai bollini del razionamento necessari per fare la spesa, ma soprattutto nel terrore della morte che dilania il capitano Riley e nell’angoscia di Jane per le sorti del fidanzato disperso in battaglia. Le ultime pagine in cui Gwen parla di Jane sono strazianti. Oltre ai protagonisti, ai soldati e alle ragazze della Land Army, nella narrazione hanno un ruolo di rilievo anche due libri che rappresentano per Gwen due punti fermi: Gita al faro di Virginia Woolf e un trattato di botanica esclusivamente dedicato alle rose, Genus Rosa.
Più che per la storia sono rimasta affascinata dalla scrittura poetica ed evocativa di Helen Humpreys. Sembra di sentire il profumo di ciascun fiore di cui parla, soprattutto di quell’albero di magnolia dalla fioritura tanto intensa quanto breve.
Delicata la copertina.

Casa è per me il luogo in cui ho provato i sentimenti più forti. E può essere qualsiasi luogo o qualsiasi persona. Non importa quanto a lungo ci hai vissuto. E' quello a cui desidererai sempre ritornare.

domenica 19 febbraio 2017

A febbraio l'amore si celebra anche nei libri: Gli ingredienti segreti dell'amore

Nella settimana dell'amore la mia lettura non poteva che essere ambientata in quella che nel mio immaginario è la città dell'amore per eccellenza: Parigi. L'ideale sarebbe iniziare la giornata con una crociera romantica lungo la Senna a bordo di uno dei Bateaux Mouches, una passeggiata mano nella mano alla scoperta dei suoi quartieri, la visita alla Basilica del Sacro Cuore al tramonto, la salita sulla Tour Eiffel per ammirare le migliaia di luci della città quando cala la sera e per concludere, una gustosa cenetta in uno degli intimi ristorantini che caratterizzano la città.

Gli ingredienti segreti dell'amore
Nicolas Barreau
Feltrinelli

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Tra questi ristoranti ve ne è uno davvero speciale, Le temps des cherises, in rue Princesse, lontano dall'affollato boulevard Saint-Germain. Tra i tavoli con tovaglie a quadri bianchi e rossi la giovane Aurelie Brendin accoglie i turisti con il suo abito in seta verde e un filo di perle con cammeo al collo. Il locale, così come la ricetta del Menu d'amour, sono l'eredità che l'amato papà le ha lasciato.
La sua vita ruota intorno al ristorante e a tarda sera, quando anche l'ultimo cliente ha terminato la cena, tornando nel suo appartamento trova ad aspettarla il fidanzato Claude. Per via dei suoi modi di fare e del suo carattere impulsivo il ragazzo non è mai stato apprezzato dall'amica Bernadette. Una sera di novembre al suo rientro Aurelie trova però l'appartamento vuoto, sembrerebbe uno dei soliti allontanamenti temporanei di Claude, ma la lettera di tre righe lasciata in cucina e l'assenza delle sue cose cancellano ogni dubbio. La mattina successiva la fine della loro storia è una certezza e Aurelie si lascia prendere dallo sconforto e dalla disperazione. Annulla l'appuntamento con l'amica trattandola male e, approfittando del giorno di chiusura del ristorante, si incammina in una Parigi piovosa, vagando senza meta. Verso sera, dopo innumerevoli chilometri, si appoggia esausta alla balaustra di un ponte sulla Senna attirando l'attenzione di un poliziotto che le si avvicina per paura che stia per compiere un gesto estremo. Aurelie riprende a camminare ma l'uomo, preoccupato per lei, continua a seguirla fino a quando la vede entrare in una libreria. Aurelie non è un'amante dei libri, ma questa le è sembrata la soluzione migliore per liberarsi dal pedinamento del poliziotto. Scorrendo distrattamente le copertine si lascia attrarre da un romanzo dal titolo "Il sorriso delle donne" e lo compra. Avviandosi verso casa lo apre e resta colpita dalla frase iniziale in cui viene citato il suo ristorante. La curiosità è tale che passa l'intera nottata a leggere il libro. Dal giorno successivo il suo unico obiettivo è quello di rintracciare l'autore per capire cosa lo ha spinto a parlare nel suo romanzo del Temps des cherises e della ragazza con il vestito verde di seta e il cammeo al collo. I suoi sforzi vengono ostacolati dall'arrogante Andrè, l'editor che ha curato la pubblicazione del romanzo in Francia. Senza lasciarsi scoraggiare la donna prosegue nel suo intento fino a conoscere l'autore, ma l'incontro è ben diverso da quello che aveva immaginato.

Per via della vena di romanticismo che attraversa le pagine, inclusa la nota dell'autore sul finale, ho stentato a credere che fossero state scritte da un uomo. La narrazione è affidata alle voci dei due protagonisti che si alternano con il susseguirsi dei capitoli. La scrittura maschile emerge nei personaggi; non mi è piaciuta la figura di Aurelie per i modi in cui tratta l'amica e l'arroganza con la quale pretende di incontrare l'autore del "libro che le ha salvato la vita", mentre ho trovato affascinante Andrè. Il romanzo è carino e leggero, si legge in un pomeriggio ed è l'ideale per trascorrere qualche ora di relax.
 E per chi volesse provare a conquistare l'amato/a prendendolo per la gola, Barreau non ha tralasciato di trascrivere sul fondo il Menu d'amour di Aurelie con le relative ricette.