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lunedì 27 marzo 2017

ll dramma dei viaggi della speranza: Il mare nasconde le stelle

Ma quando finisce il mare?
Ho temuto che non avesse confini perché in tutte le direzioni in cui guardavo vedevo solo una distesa di azzurro matrigna, che nascondeva qualcosa. Non c'era differenza tra il cielo e l'acqua sotto i miei piedi. Tutto era uguale. Lo è stato per centosettanta ore in cui si alternavano solo buio e giorni vuoti. Che però non erano tutti uguali. Perché la paura non è mai la stessa.

Con queste frasi ha inizio

Il mare nasconde le stelle
Francesca Barra
Garzanti


Cristina Barra dà voce a Remon, quattordicenne egiziano che ha trovato il coraggio di abbandonare la propria terra, per fuggire dalle persecuzioni che era costretto a subire per via della sua fede cristiana.
La prima volta che aveva visto il mare era stato durante una piacevole vacanza trascorsa ad Alessandria con la famiglia, ma non aveva immaginato che potesse nascondere dei pericoli.

Il mare appare diverso visto dalla barca,
"sembra pieno di sofferenza, tristezza e dolore. Abbandono."

 Non aveva idea di quanto fosse ampia la distesa di acqua salata che lo separava dall'Italia e da Milano, ma voleva inseguire i suoi sogni: quello di essere libero di professare la propria fede e quello di poter studiare per diventare ingegnere.
Non poteva immaginare quanto sarebbe stato doloroso consumare l'ultima cena con la propria famiglia fingendo che fosse un pasto come tutti gli altri; raccogliere una manciata di cose con l'aiuto del fratello, l'unica persona a cui aveva potuto confidare il proprio piano e richiudersi alle spalle la porta di casa nel cuore della notte, senza fare rumore per non svegliare i genitori che si sarebbero opposti alla sua partenza.

La parola "viaggio" la associo all'addio dal giorno in cui ho preso quella barca che mi ha portato in Italia. Questa parola non mi fa stare tranquillo. Dietro di essa oggi si nascondono tanti significati, molti negativi per me.

Lo chiamano "il viaggio della disperazione" e le pagine che narrano prima l'attesa di imbarcarsi, e poi la navigazione verso l'Italia di Remon, ci trasmettono la paura di saltare da una barca all'altra, le urla di terrore e le lacrime che scorrono soprattutto sul viso di donne e bambini, gli ordini e le imprecazioni degli scafisti, la fame e la sete che tolgono le forze, i litigi che per via del nervosismo si scatenano anche per futili motivi, l'angoscia di non sapere quanto ancora sarebbe durato quello strazio.

Dopo sette interminabili giorni la barca raggiunge le coste siciliane e subito giungono in aiuto i soccorsi. Dopo le registrazioni e le visite mediche i migranti vengono accompagnati ai centri di accoglienza. Ha inizio per Remon una nuova vita, in un Paese sconosciuto, fatta di numerosi ostacoli da superare per realizzare i suoi sogni e senza dimenticare nemmeno per un minuto la sua famiglia egiziana.

Il viaggio per mare è intervallato da parti dedicate ai ricordi della sua vita passata, alla descrizione della sua famiglia e alle discriminazioni subite per via della religione, per lasciare spazio infine alla descrizione dei giorni trascorsi nel centro di accoglienza e poi ai tentativi fatti dagli assistenti sociali di trovare una nuova famigli alla quale poter essere affidato.

L'autrice permette di raccontare a Remon la sua storia, simile a quella di tanti uomini, donne e bambini che ogni giorno sbarcano sulle coste meridionali della nostra penisola. Le frasi sono brevi e composte da parole semplici, quelle di un ragazzo che ha da poco imparato una nuova lingua, ma che cerca di trasmetterci tutte le sue emozioni. Il titolo incuriosisce, ma al tempo stesso lascia intendere che quello che viene affrontato è un argomento triste ed è supportato da una copertina delicata e malinconica.

domenica 12 marzo 2017

Anche durante la guerra sbocciano i fiori: Il giardino perduto

Il giro del mondo in 80 libri prevedeva anche uno stop in Germania, indiscussa protagonista della Seconda Guerra Mondiale, per leggere un libro ambientato in quel periodo di atrocità.
Non ho scelto una storia ambientata in un paese tedesco, ma nella campagna inglese, a Mosel, nel Devon, perchè la Guerra non ha risparmiato nessuno e ha influenzato anche la quotidianità di chi non ha vissuto direttamente sotto la pioggia di bombe.

Il giardino perduto
Helen Humpreys
Playground

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Per fuggire da una Londra che vive tra il coprifuoco e i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, da quello che credeva essere il lavoro della sua vita, ma che le sta dando solo delusioni, dai rimpianti che, per via del turbolento rapporto che hanno sempre avuto, la assillano da quando la madre è morta, Gwen si offre volontaria per essere arruolata nella Land Army, un corpo paramilitare al quale è stato affidato il compito di coltivare la terra e produrre patate per sostenere lo sforzo bellico. Per la sua laurea in botanica e il lavoro di ricerca che han condotto per anni nello stesso settore, la sua domanda trova facile accoglimento e nel 1941 lascia la città per raggiungere la tenuta di Mosel e prepararsi all’arrivo delle sette ragazze che dirigerà. Durante l’esplorazione della tenuta resta sorpresa nello scoprire che le ragazze si sono già sistemate, solo in seguito capirà di essere giunta con una settimana di ritardo rispetto alla data che le era stata comunicata. Questo errore influenzerà notevolmente il suo ruolo di responsabile: le ragazze hanno già identificato in Jane la loro guida e sono distratte dai loro impegni per la presenza di soldati e del loro comandante nella villa nei pressi della tenuta. Dopo vari tentativi, e grazie alla preziosa collaborazione di Jane, Gwen avvia i lavori per i quali è stata inviata a Mosel. Dopo che le ragazze hanno acquisito autonomia lavorativa, Gwen può impegnare il suo tempo ad analizzare le altre zone coltivabili della tenuta al fine di incrementare la produzione di tuberi. In una di queste spedizioni al di là degli orti e dei frutteti si imbatte in un giardino nascosto. Le ricerche che conduce per scoprire qualcosa in più su questo angolo dimenticato non le sono d’aiuto: nessuno sembra conoscerlo e le mappe di Mosel non lo citano. La testardaggine della donna la porterà a scoprire il messaggio che nasconde, suddiviso in tre aiuole distinte.

Guardo le teste delle peonie, cadute a terra sotto il proprio stesso peso, sotto il peso di un dolore troppo pesante da sopportare. Diventano esse stesse il proprio cruccio e non riescono a sopportarlo. Chiunque abbia creato questo giardino deve avere amato in modo assoluto, corrisposto o meno il suo sentimento. Fare delle scelte botaniche del genere richiedere una grande attenzione e fatica. Per ogni pianta scelta, altrettante sono state scartate o accantonate.

Anche se Mosel non è interessata dai bombardamenti, il peso della Guerra è palpabile in tutte le pagine del libro. Dal ruolo della Land Army nello sforzo bellico all’attesa della chiamata al fronte per i soldati, dalle tende nere che celano le luci della sera ai bollini del razionamento necessari per fare la spesa, ma soprattutto nel terrore della morte che dilania il capitano Riley e nell’angoscia di Jane per le sorti del fidanzato disperso in battaglia. Le ultime pagine in cui Gwen parla di Jane sono strazianti. Oltre ai protagonisti, ai soldati e alle ragazze della Land Army, nella narrazione hanno un ruolo di rilievo anche due libri che rappresentano per Gwen due punti fermi: Gita al faro di Virginia Woolf e un trattato di botanica esclusivamente dedicato alle rose, Genus Rosa.
Più che per la storia sono rimasta affascinata dalla scrittura poetica ed evocativa di Helen Humpreys. Sembra di sentire il profumo di ciascun fiore di cui parla, soprattutto di quell’albero di magnolia dalla fioritura tanto intensa quanto breve.
Delicata la copertina.

Casa è per me il luogo in cui ho provato i sentimenti più forti. E può essere qualsiasi luogo o qualsiasi persona. Non importa quanto a lungo ci hai vissuto. E' quello a cui desidererai sempre ritornare.

domenica 19 febbraio 2017

A febbraio l'amore si celebra anche nei libri: Gli ingredienti segreti dell'amore

Nella settimana dell'amore la mia lettura non poteva che essere ambientata in quella che nel mio immaginario è la città dell'amore per eccellenza: Parigi. L'ideale sarebbe iniziare la giornata con una crociera romantica lungo la Senna a bordo di uno dei Bateaux Mouches, una passeggiata mano nella mano alla scoperta dei suoi quartieri, la visita alla Basilica del Sacro Cuore al tramonto, la salita sulla Tour Eiffel per ammirare le migliaia di luci della città quando cala la sera e per concludere, una gustosa cenetta in uno degli intimi ristorantini che caratterizzano la città.

Gli ingredienti segreti dell'amore
Nicolas Barreau
Feltrinelli

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Tra questi ristoranti ve ne è uno davvero speciale, Le temps des cherises, in rue Princesse, lontano dall'affollato boulevard Saint-Germain. Tra i tavoli con tovaglie a quadri bianchi e rossi la giovane Aurelie Brendin accoglie i turisti con il suo abito in seta verde e un filo di perle con cammeo al collo. Il locale, così come la ricetta del Menu d'amour, sono l'eredità che l'amato papà le ha lasciato.
La sua vita ruota intorno al ristorante e a tarda sera, quando anche l'ultimo cliente ha terminato la cena, tornando nel suo appartamento trova ad aspettarla il fidanzato Claude. Per via dei suoi modi di fare e del suo carattere impulsivo il ragazzo non è mai stato apprezzato dall'amica Bernadette. Una sera di novembre al suo rientro Aurelie trova però l'appartamento vuoto, sembrerebbe uno dei soliti allontanamenti temporanei di Claude, ma la lettera di tre righe lasciata in cucina e l'assenza delle sue cose cancellano ogni dubbio. La mattina successiva la fine della loro storia è una certezza e Aurelie si lascia prendere dallo sconforto e dalla disperazione. Annulla l'appuntamento con l'amica trattandola male e, approfittando del giorno di chiusura del ristorante, si incammina in una Parigi piovosa, vagando senza meta. Verso sera, dopo innumerevoli chilometri, si appoggia esausta alla balaustra di un ponte sulla Senna attirando l'attenzione di un poliziotto che le si avvicina per paura che stia per compiere un gesto estremo. Aurelie riprende a camminare ma l'uomo, preoccupato per lei, continua a seguirla fino a quando la vede entrare in una libreria. Aurelie non è un'amante dei libri, ma questa le è sembrata la soluzione migliore per liberarsi dal pedinamento del poliziotto. Scorrendo distrattamente le copertine si lascia attrarre da un romanzo dal titolo "Il sorriso delle donne" e lo compra. Avviandosi verso casa lo apre e resta colpita dalla frase iniziale in cui viene citato il suo ristorante. La curiosità è tale che passa l'intera nottata a leggere il libro. Dal giorno successivo il suo unico obiettivo è quello di rintracciare l'autore per capire cosa lo ha spinto a parlare nel suo romanzo del Temps des cherises e della ragazza con il vestito verde di seta e il cammeo al collo. I suoi sforzi vengono ostacolati dall'arrogante Andrè, l'editor che ha curato la pubblicazione del romanzo in Francia. Senza lasciarsi scoraggiare la donna prosegue nel suo intento fino a conoscere l'autore, ma l'incontro è ben diverso da quello che aveva immaginato.

Per via della vena di romanticismo che attraversa le pagine, inclusa la nota dell'autore sul finale, ho stentato a credere che fossero state scritte da un uomo. La narrazione è affidata alle voci dei due protagonisti che si alternano con il susseguirsi dei capitoli. La scrittura maschile emerge nei personaggi; non mi è piaciuta la figura di Aurelie per i modi in cui tratta l'amica e l'arroganza con la quale pretende di incontrare l'autore del "libro che le ha salvato la vita", mentre ho trovato affascinante Andrè. Il romanzo è carino e leggero, si legge in un pomeriggio ed è l'ideale per trascorrere qualche ora di relax.
 E per chi volesse provare a conquistare l'amato/a prendendolo per la gola, Barreau non ha tralasciato di trascrivere sul fondo il Menu d'amour di Aurelie con le relative ricette.

domenica 12 febbraio 2017

Il primo thriller non si scorda mai: Era una famiglia tranquilla

La prima tappa di febbraio mi vede affrontare il viaggio più lungo, quello per raggiungere il paese geograficamente più distante dall'Italia, la Nuova Zelanda. Oltre 18.000 chilometri, diversi fusi orari e scali aeroportuali separano i due paesi. In onore dei numerosi primati dello stato (ospita una collina con il nome più lungo al mondo, è il primo paese ad aver concesso il voto alle donne e il primo ad essersi dotato di un ufficio turistico) il libro che mi terrà compagnia in queste infinite ore di viaggio è un romanzo d'esordio

Era una famiglia tranquilla
Jenny Blackhurst 
Newton Compton Editori

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Dalla scritta "un grande thriller" messa in bella vista sulla copertina è facile intuire che la scelta non è farina del mio sacco, ma un'idea di Newton Compton Editori, che mi ha fatto recapitare il romanzo al termine di una lunga settimana di lavoro. Tra le cose positive delle collaborazioni con le case editrici vi è la possibilità di leggere anche generi che solitamente evito.

Il dolce carillon ritratto in copertina cela l'atroce delitto di un neonato di sole 12 settimane. Il piccolo Dylan è stato ucciso nella sua casa e l'unica accusata è la madre Susan, che secondo gli inquirenti avrebbe agito in preda ad una forte depressione post parto. Sono passati tre anni da quel pomeriggio e grazie alla buona condotta la donna è riuscita ad ottenere la libertà vigilata. Una magra consolazione per Susan che non è mai riuscita a ricordare nulla di quanto successo. In un piccolo villaggio tenta di ricostruirsi una vita, con un nuovo nome, quello di Emma Cartwright, fidandosi solo dell'unica persona che le è stata accanto in tutto questo tempo, la compagna di cella Cassie. Una serie di messaggi e segnali inquietanti la raggiungono direttamente nella nuova abitazione e le fanno capire che la sua identità non è al sicuro, qualcuno sa chi è, conosce il suo passato, e rafforza quella parte di lei che non ha mai voluto credere di essere stata capace di compiere un così tragico gesto sul suo bambino. Con l'aiuto di Cassie e di un uomo sconosciuto, all'apparenza un giornalista, Susan è decisa a condurre la sua personale indagine alla ricerca della verità. Dovrà rivangare il suo passato e quello delle persone a lei vicino, scoprendone segreti scomodi e mettendo in pericolo la vita di alcuni di loro.

Un romanzo narrato in prima persona da Susan/Emma, che si alterna ai racconti di altri personaggi che risalgono ad oltre vent'anni prima. Le due parti sembrano essere totalmente distinte l'una dall'altra fino a quando personaggi ed avvenimenti iniziano ad incastrarsi e a delineare un'atroce verità.
La trama è fitta di personaggi dai ruoli e dalle personalità più disparate e in continuo cambiamento, che tornano più volte nel corso della narrazione e si intrecciano tra loro facendo perdere in alcuni punti il filo che li unisce. La scrittrice inglese, con grande maestria, riesce a depistare il lettore durante la risoluzione del giallo, tenendolo incollato quasi fino alla fine del romanzo. Solo la chiusura decisamente sottotono rispetto all'ottimo lavoro svolto dalla Blackhurst e l'abbondanza di personaggi che non hanno reso la lettura semplice, mi impediscono di attribuirgli un punteggio pieno.

Era una famiglia tranquilla segnerà l'inizio del mio amore per i thriller?

martedì 31 gennaio 2017

I love shopping a New York

Sto per andare nella Grande Mela insieme a Becky. Questo significa che non passeggerò nel parco più famoso del mondo, Central Park, non costruirò fotomontaggi con la Statua della Libertà, non mi concederò una visita al MoMA, non godrò di una straordinaria vista a 360° sulla città dal centoduesimo piano dell'Empire State Building e non pattinerò sul ghiaccio del Rockefeller center, ma su tacchi a spillo dai colori sgargianti andrò da una strada all'altra alla ricerca della svendita del giorno e mi farò consigliare negli acquisti da esperte personal shopper.

I love shopping a New York
Sophie Kinsella
Mondadori

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Rebecca Bloomwood, Becky o Bex per gli amici, è una ventiseienne inglese che conduce una rubrica di successo all'interno del programma televisivo Caffè del mattino. Il suo ruolo consiste nel dare consigli finanziari ai telespettatori, analizzando le storie e le domande che le vengono sottoposte durante le telefonate. Il suo lavoro le piace al punto che spesso le telefonate proseguono ben oltre la trasmissione e ha un suggerimento mirato per ogni quesito. Al di fuori del set Becky è però l'esatto opposto della risparmiatrice attenta che dimostra di essere durante le puntate. La sua irrefrenabile passione per lo shopping la porta ad acquistare qualunque cosa: dall'ultimo modello di scarpe di una grande firma al più inutile complemento d'arredo, all'oggetto di cui non ha alcun bisogno in quel momento, ma che potrebbe servirle in futuro. A forza di strisciare le carte di credito da un negozio all'altro, sul suo conto si crea uno scoperto finanziario che continua ad aumentare nonostante i solleciti del direttore di banca e dei vari istituti.
Il suo rapporto con Luke, affascinante e ricco uomo d'affari, non è ben definito. Nelle prime pagine sembra che la loro relazione sia agli albori, subito dopo i due partecipano insieme al matrimonio di un amico di vecchia data della ragazza nel corso del quale Luke viene presentato ai genitori e a tutto il vicinato. Al termine della cerimonia i due annunciano la loro partenza per New York per seguire un affare che potrebbe portarli a trasferirsi nella metropoli. Giunti negli Stati Uniti, Luke e Becky soggiornano insieme in un lussuoso hotel, ma le loro vite sembrano viaggiare su binari separati. Lui troppo preso dagli affari, lei cerca di impegnare le giornate seguendo i consigli di Luke come andare in palestra, partecipare ad una visita guidata alla città per cercare di ambientarsi, prepararsi per i colloqui di lavoro che le ha organizzato, ma finisce sempre con l'essere attratta dalle insegne dei negozi e dalle loro promozioni, nonché dalle svendite di campionario di importanti marchi.
Per Luke la conclusione degli affari oltreoceano sembra essere più difficile del previsto, al culmine della tensione i due ragazzi decidono di concedersi una serata di svago.
L'amara sorpresa che troveranno al risveglio minerà la loro storia e i loro progetti?

Un romanzo rosa che più rosa non si può. Lettura semplice, leggera ma piacevole. La ricchezza di dialoghi lo rende molto scorrevole al punto da poterlo leggere in un paio di giorni o anche meno. Nella lettura sono stata influenzata molto dal film, che mi è capitato di vedere anni fa. L'immagine di Becky passa in continuazione da quella di ragazza intelligente e sveglia sul set del programma televisivo a quella di svampita e imbranata nella vita di tutti i giorni.

lunedì 30 gennaio 2017

Tappa al cat cafè per leggere la storia di un gatto buffo: Il gatto che aggiustava i cuori

Il mio viaggio prosegue nel continente asiatico, con meta le Filippine, dove è facile imbattersi in uno dei numerosi cat cafè, locali in cui è possibile consumare una bevanda calda in compagnia di uno dei diversi gatti che qui vivono. E' facile trovarli addormentati su una delle mensole o delle sedie che arredano il locale, attirare la loro attenzione offrendo un gustoso snack felino o vederli giocare tra loro. Questi particolari caffè sono spesso caratterizzati da insegne ad hoc, come quelle che ritraggono il gatto all'interno di una tazza.

Il cat cafè è il luogo ideale per leggere un libro che parli di gatti, tra una coccola al nuovo amico a quattro zampe e un sorso di caffè.

Il gatto che aggiustava i cuori
Rachel Wells
Garzanti

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Protagonista del romanzo è il gatto Alfie, amante delle lunghe giornate passate a sonnecchiare sul divano in compagnia dell'anziana padrona. La morte della donna sconvolge la sua quotidianità, per il terrore di finire in un gattile, scappa di casa e con fare sperduto inizia a girovagare per le strade di Londra. Incapace di vivere da randagio si sposta da una parte all'altra della città cercando un nuovo padrone pronto ad accoglierlo, fino a giungere in Edgar Road, quartiere fatto di villette a schiera e ricco di verde. La zona gli piace molto ed è intenzionato a trovare qui la sua nuova famiglia, ma gli abitanti sono troppo presi dalle loro vite frenetiche e dai loro problemi per accorgersi della sua presenza. Alfie riuscirà a farsi notare mostrando le sue doti ad alcune persone che hanno bisogno del suo aiuto. Si sviluppano così una serie di storie all'apparenza diverse tra loro, che vedono protagonista Claire, una donna abbandonata, Jonathan, un uomo solo, Polly, una giovane mamma senza aiuti e una famiglia di migranti, ma che avranno tutte un lieto fine grazie allo straordinario gatto. Anche Alfie imparerà molto da queste esperienze, ad esempio che è meglio essere l'animale da compagnia di più persone piuttosto che quello di un'unica famiglia per non rischiare di ritrovarsi nuovamente solo.

Il titolo è decisamente troppo pretenzioso per un romanzo quasi infantile. La definirei più una storiella per amanti di animali, che si vogliono dedicare ad una leggera lettura a tema per rivivere e pensare alle proprie esperienze con gli amici felini. Più che scontato il filo logico/copione delle favole: tranquillità, crisi, sviluppo e lieto fine con tanto di protagonista-eroe (ovviamente il gatto), amici da aiutare e presenze antagoniste da scacciare, come i non amanti delle "palle di peli".
La Wells elegge Alfie al ruolo di super-gatto, dotato di intelligenza e della capacità di leggere nei cuori delle persone. Con stratagemmi troppo forzati fa in modo che aiuti queste stesse persone ad uscire dalle fasi complicate delle loro vite.
La narrazione scorre veloce ed è affidata al gatto, i cui pensieri spesso appaiono ridondanti. I tratti psicologici dei personaggi risultano puliti e ben delineati. Dietro ad una trama semplice è comunque custodito un messaggio forte, l'importanza di reagire ai tempi difficili con coraggio e determinazione affidandosi anche alla forza dell'amore, che può essere rappresentato anche da un animale domestico. 311 è il numero di pagine che compongono il romanzo, ma togliendo tutte quelle lasciate in bianco per i cambi di capitolo, lo spessore del volume si ridurrebbe notevolmente. Ho preso il libro in biblioteca, ma se lo avessi pagato come la quarta di copertina suggerisce, sarebbe stato meglio spendere i 16,90 € in favore di una donazione ad un gattile.

Ringrazio la modella Bea che, dopo un po' di insistenza, si è gentilmente concessa per la foto e vi invito a seguire il canale YouTube della sua mamma Daphne per compiere insieme a lei un vero giro del mondo.

domenica 29 gennaio 2017

La seconda possibilità per Banana Yoshimoto: Il coperchio del mare

Lasciata la calda città catalana sono volata nella terra dei miei sogni, il Giappone.
Pregustando di immergermi in un onsen (le fonti termali naturali nipponiche) lungo il mare, di quelli accessibili solo con la bassa marea, ho scelto un libro dalla copertina dolce e dal titolo curioso

Il coperchio del mare
Banana Yoshimoto
Feltrinelli


Il mare di cui si parla nel romanzo è quello che bagna la penisola di Izu, in cui sorge il piccolo paese natale di Mari, dove la ragazza decide di tornare a vivere dopo aver concluso gli studi universitari a Tokyo. Quella che un tempo era un'ambita meta turistica, piena di vita, appare oggi alla ragazza come un paese in degrado: non ci sono più i turisti a passeggiare, a frequentare le terme o ad affollare i ristoranti per gustare i granchi giganti che qui si pescavano e quasi tutti i negozi hanno le saracinesche abbassate.

Mari, contrariamente ai suoi compaesani, dimostra di voler credere ancora nell'attrattività del paese aprendo un piccolo chiosco di granite prodotte da lei con pochi prodotti, ma tutti naturali.

Quando si insegue un sogno, tutto sembra bello e carico di energia,
proprio come quando si è innamorati.

All'inizio dell'estate la routine della ragazza viene interrotta dall'arrivo in casa sua di Hajime, figlia di un'amica della madre, che ha bisogno di trascorrere l'estate lontano dai problemi famigliari scaturiti in seguito alla recente morte dell'adorata nonna. L'incontro tra le due ragazze non è idilliaco, Mari è molto impegnata con il suo lavoro, Hajime invece resta rinchiusa nei suoi problemi e non vuole mangiare. Su insistenza della madre, Mari invita Hajime ad uscire per trascorrere la serata insieme, nasce così un legame che si rafforzerà nel corso dell'estate, fatto di aiuto nel lavoro al chiosco, nuotate in mare nel tempo libero e lunghe passeggiate sulla spiaggia.
Le giornate che si accorciano e l'acqua del mare che si raffredda, al punto di non permettere più le nuotate, sono il segno che l'estate è finita e che Hajime, ritemprata dal soggiorno nella località marina, deve tornare dalla sua famiglia. Le ragazze si lasciano con la promessa di vedersi tutti i week-end, di trascorrere insieme anche le prossime estati e con il progetto di intraprendere una collaborazione lavorativa.

Se si fanno dei progetti concreti, se si coltivano le proprie ambizioni, se ci si dà da fare con umiltà, se si aguzza l'ingegno, i sogni diventano realtà.

 Il mare fa da sfondo all'intera lettura. Il titolo del romanzo coincide con la poesia di Hara Masumi pubblicata in apertura. Il coperchio è sinonimo dell'incapacità di porre fine al dolore di una perdita. La malinconia della poesia è il preludio di un romanzo che ho trovato  malinconico, dalla scrittura lenta e semplice, a tratti elementare, che rende pesante le poche pagine che lo compongono. Dopo aver conosciuto Banana Yoshimoto con High & Dry: Primo amore, la sfida di lettura alla quale sto partecipando mi ha dato l'opportunità di leggere un suo secondo, e credo anche ultimo, romanzo. E' un'autrice che, contrariamente dalle opinioni che ho avuto modo di scambiare con altri lettori, non mi trasmette alcuna emozione.