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domenica 12 marzo 2017

Anche durante la guerra sbocciano i fiori: Il giardino perduto

Il giro del mondo in 80 libri prevedeva anche uno stop in Germania, indiscussa protagonista della Seconda Guerra Mondiale, per leggere un libro ambientato in quel periodo di atrocità.
Non ho scelto una storia ambientata in un paese tedesco, ma nella campagna inglese, a Mosel, nel Devon, perchè la Guerra non ha risparmiato nessuno e ha influenzato anche la quotidianità di chi non ha vissuto direttamente sotto la pioggia di bombe.

Il giardino perduto
Helen Humpreys
Playground

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Per fuggire da una Londra che vive tra il coprifuoco e i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, da quello che credeva essere il lavoro della sua vita, ma che le sta dando solo delusioni, dai rimpianti che, per via del turbolento rapporto che hanno sempre avuto, la assillano da quando la madre è morta, Gwen si offre volontaria per essere arruolata nella Land Army, un corpo paramilitare al quale è stato affidato il compito di coltivare la terra e produrre patate per sostenere lo sforzo bellico. Per la sua laurea in botanica e il lavoro di ricerca che han condotto per anni nello stesso settore, la sua domanda trova facile accoglimento e nel 1941 lascia la città per raggiungere la tenuta di Mosel e prepararsi all’arrivo delle sette ragazze che dirigerà. Durante l’esplorazione della tenuta resta sorpresa nello scoprire che le ragazze si sono già sistemate, solo in seguito capirà di essere giunta con una settimana di ritardo rispetto alla data che le era stata comunicata. Questo errore influenzerà notevolmente il suo ruolo di responsabile: le ragazze hanno già identificato in Jane la loro guida e sono distratte dai loro impegni per la presenza di soldati e del loro comandante nella villa nei pressi della tenuta. Dopo vari tentativi, e grazie alla preziosa collaborazione di Jane, Gwen avvia i lavori per i quali è stata inviata a Mosel. Dopo che le ragazze hanno acquisito autonomia lavorativa, Gwen può impegnare il suo tempo ad analizzare le altre zone coltivabili della tenuta al fine di incrementare la produzione di tuberi. In una di queste spedizioni al di là degli orti e dei frutteti si imbatte in un giardino nascosto. Le ricerche che conduce per scoprire qualcosa in più su questo angolo dimenticato non le sono d’aiuto: nessuno sembra conoscerlo e le mappe di Mosel non lo citano. La testardaggine della donna la porterà a scoprire il messaggio che nasconde, suddiviso in tre aiuole distinte.

Guardo le teste delle peonie, cadute a terra sotto il proprio stesso peso, sotto il peso di un dolore troppo pesante da sopportare. Diventano esse stesse il proprio cruccio e non riescono a sopportarlo. Chiunque abbia creato questo giardino deve avere amato in modo assoluto, corrisposto o meno il suo sentimento. Fare delle scelte botaniche del genere richiedere una grande attenzione e fatica. Per ogni pianta scelta, altrettante sono state scartate o accantonate.

Anche se Mosel non è interessata dai bombardamenti, il peso della Guerra è palpabile in tutte le pagine del libro. Dal ruolo della Land Army nello sforzo bellico all’attesa della chiamata al fronte per i soldati, dalle tende nere che celano le luci della sera ai bollini del razionamento necessari per fare la spesa, ma soprattutto nel terrore della morte che dilania il capitano Riley e nell’angoscia di Jane per le sorti del fidanzato disperso in battaglia. Le ultime pagine in cui Gwen parla di Jane sono strazianti. Oltre ai protagonisti, ai soldati e alle ragazze della Land Army, nella narrazione hanno un ruolo di rilievo anche due libri che rappresentano per Gwen due punti fermi: Gita al faro di Virginia Woolf e un trattato di botanica esclusivamente dedicato alle rose, Genus Rosa.
Più che per la storia sono rimasta affascinata dalla scrittura poetica ed evocativa di Helen Humpreys. Sembra di sentire il profumo di ciascun fiore di cui parla, soprattutto di quell’albero di magnolia dalla fioritura tanto intensa quanto breve.
Delicata la copertina.

Casa è per me il luogo in cui ho provato i sentimenti più forti. E può essere qualsiasi luogo o qualsiasi persona. Non importa quanto a lungo ci hai vissuto. E' quello a cui desidererai sempre ritornare.